Il Cratere di sudest

L’eruzione del 1971 ebbe inizio il 5 Aprile con l’apertura di due fessure radiali alla base Sud del Cono terminale del Cratere Centrale ad una quota di 3.000 m.s.l.m. La prima frattura era localizzata circa 100 metri a Nord dell’Osservatorio Vulcanologico; qui si è aperta sin dai primi giorni una serie di bocche esplosive che hanno dato origine a tre piccoli coni che sono stati definiti Apparato dell’Osservatorio; l’altra fessura era localizzata sopra il “Vulcarolo” ove si erano realizzati due coni di scorie con diversi centri esplosivi (Apparato del Vulcarolo). Da qui veniva alimentato un flusso lavico che si riversava nella Valle del Bove estendendosi oltre l’area dei crateri del 1908.
A causa della presenza di neve si avevano manifestazioni di esplosioni freatiche e si formavano anche delle colate di fango che antecedevano il flusso lavico.
I Crateri Centrale e di nordest erano limitati alla sola emissione di vapori, quando l’attività subterminale si andava esaurendo. Al Cratere terminale Centrale si manifestavano, sempre con più consistenza, sbuffi di materiale sabbioso. I flussi lavici dei due apparati raggiungevano rispettivamente le quote 2.350 m.s.l.m. (inprossimità della frattura eruttiva del 1780) e di 1.800 m.s.l.m. (alla base dei Monti Centenari). Giorno 16 Aprile si esauriva del tutto l’attività dell’Apparato del Vulcarolo, mentre proseguiva con intensità più o meno costante l’attività dell’Apparato dell’Osservatorio.

Cratere di sudest 1971
Bocca apertasi il 18 maggio 1971 alla base orientale del Cratere Centrale (Foto: C. Sturiale

Il 21 Aprile si verificava un terremoto a Sciara (Giarre – Ct) in un' area dove sono ben visibili le faglie con direzione circa Nord-Sud. Il 22 Aprile si aveva una debole ripresa dell’attività dell’Apparato dell’Osservatorio con l’apertura di nuove fessure a monte dello stesso, definito Apparato Ovest. Il flusso lavico uscente da questo, proseguiva accanto a quello che usciva dall’Apparato dell’Osservatorio coprendo in parte i flussi lavici degli anni 1949 e 1964. Il 29 Aprile il flusso principale dell’Apparato dell’Osservatorio, che nei precedenti giorni aveva aumentato la sua intensità eruttiva, superava la stazione intermedia della funivia e si incanalava nel Vallone della Volta del Girolamo, arrivando nei giorni successivi a quota 2.175 m.s.l.m. in prossimità dell’area del Rifugio Sapienza.
All’inizio del mese di Maggio l’incremento del flusso lavico distrusse gli edifici dell’Osservatorio Vulcanologico e della stazione terminale della funivia. Il 4 Maggio si formava il cosiddetto Apparato Orientale, impostato su una frattura radiale alla base orientale del cono terminale, e caratterizzato da tre hornitos disposti Est-Ovest e da una bocca principale. Qui si aveva attività di fontana di lava e l’emissione di un flusso lavico che si riversava in Valle del Bove, raggiungendo la base dei Monti Centenari.
L’attività di tutti gli apparati cessava tra il 7 e l’ 8 Maggio. Successivamente 5 centri effusivi si impostavano lungo la frattura aperta OSO-ENE tra quota 2.680 e 2.300 m.s.l.m. dando origine a flussi lavici che scendevano lungo la parete nord-occidentale della Valle del Bove.
Nella notte tra l'11 ed il 12 Maggio a circa 1.5 km a sud del Rifugio Citelli in Contrada Serracozzo si aprirono due fratture (1.840 e 1.800 m.s.l.m.) aventi la stessa direzione di quelle precedenti e che davano origine a grandi flussi lavici senza attività esplosiva.
Queste colate causarono molti danni soprattutto all’agricoltura ed alla popolazione di Fornazzo e S.Alfio distruggendo anche qualche infrastruttura e interrompendo in più punti la strada Mareneve.
Dalla frattura di quota 1.840 m.s.l.m. si dipartivano dei flussi lavici che si riunivano in un unico braccio di lava incanalandosi nel Vallone Cubania, qui confluiva anche il flusso lavico che fuoriusciva dalla frattura di quota 1.800 m.s.l.m.
Il 18 Maggio le bocche sulla fessura OSO-ENE avevano arrestato la loro attività, nel frattempo alla base orientale del Cratere Centrale si formava con un’esplosione una voragine detta “cratere ad imbuto” dal quale fuoriuscivano in modo continuo e violento masse di gas e materiali sabbiosi. Quest’attività è durata circa 10 giorni, in seguito si è avuta solo emissione di vapori bianchi con qualche lancio di materiale scuro fino alla fine dell’eruzione.
Il degassamento  dal nuovo cratere esplosivo localizzato a 3.040 m.s.l.m. si verificava ad una distanza di circa 5 Km dalle bocche effusive di quota 1.800 m.s.l.m.
Mentre sembrava che l’attività effusiva si stesse esaurendo, il 6 Giugno si registrava un leggero incremento dell’attività alle bocche in prossimità del Rifugio Citelli con piccoli flussi lavici molto fluidi, che non hanno comunque mai superato i 1.000 m.s.l.m.L’attività va esaurendosi anche qui fino al 9 Giugno, quando la bocca di quota 1.840 m.s.l.m. diveniva inattiva. Il 12 Giugno cessava quella di quota 1.800 m.s.l.m. Prima dell’eruzione l’attività del Cratere Centrale era caratterizzata da imponenti lanci di materiale sabbioso, mentre durante tutto il periodo dell’eruzione si è osservata solo una debole emissione di vapori bianchi, con l’eccezione di due periodi caratterizzati da sbuffi di materiale incoerente.