Cronologia degli eventi che interessano l’attività del Cratere di sudest : dal 1971 al 2000

 

Dall’eruzione del 1971 nasce, dunque, il Cratere di sudest, ancora sottoforma di cratere ad imbuto. La sua attività sarà caratterizzata da debole degassamento per i prossimi 7 anni, fino al 1978, quando nella notte del 29 Aprile si innesca un’ attività stromboliana attraverso una nuova bocca eruttiva apertasi vicino al cratere ad “imbuto”. Questa generava anche dei piccoli flussi lavici che si riversavano in Valle del Bove. L’attività durò con varie riprese sino al 25 Novembre dello stesso anno. La nuova bocca si era impostata nella parte sud-orientale del Cratere di sudest.

 

 

 

Il 3 Agosto del 1979 s’innalzava una spettacolare fontana di lava che sfiorava i 500 metri di altezza dall’orlo craterico della bocca centrale del Cratere di sudest. Anche questa attività avveniva a varie riprese dando luogo alla formazione di flussi lavici fino alla fine di Agosto del 1980. Nel 1984 grazie ad una forte attività esplosiva si costruiva un cono di scorie nell’area del Cratere di sudest con una base di 150 metri di diametro. Il cono era simmetrico con il versante orientale alto che si opponeva al primo, e dalla base meridionale di questo cono fuoriusciva un flusso lavico il quale scorreva prima in direzione Sud e poi verso Est.
Nel Gennaio del 1985 il nuovo cono di scorie impostato sull’area del Cratere di sudest non era più attivo, si formava però un pit crater localizzato a circa 50 metri a sud-ovest rispetto il cono del 1984. L’8-9 Marzo 1985 iniziava una debole attività stromboliana, il 10 Marzo fuoriusciva un flusso lavico diretto verso la Valle del Bove e il giorno dopo si aprivano nuove fessure nella porzione alta del Piano del Lago.

 

cratere di sudest 1979 - foto Sturiale
Emissione di cenere dal Cratere di sudest, 4/08/1979 (Foto: C. Sturiale)

 

Nel periodo compreso tra Marzo e Settembre del 1986, sul fondo del pit crater piatto si apriva una fessura lunga circa 15-20 metri parallela alla parte meridionale della base, dalla quale si forma un tumulo di scorie a causa dell’attività stromboliana. Un’altra bocca, localizzata a circa 20 metri ad Ovest del pit crater, aveva una larghezza di circa 5 metri (Bocca soffiante) con l’orlo craterico incrostato di sublimati e caratterizzata da pulsazioni di getti di gas con cenere juvenile.
Dopo questo periodo caratterizzato da attività stromboliana, il 31 Ottobre 1986 (12.00 pm) si innalzava un’enorme fontana di lava sia dalla blow hole che dal pit crater, e grazie a questo evento cambiava drasticamente la morfologia dell’area sommitale. La lava ricopriva il pit crater e una parte dell’area del Cratere di sudest.
A causa di continue emissioni gassose durate per tutto il 1987 e parte del 1988, le bocche erano ricoperte da un brillante giallo dovuto alla presenza dei solfati. Dopo una debole attività stromboliana, il 2 Ottobre 1988 questa incrementava la sua energia sino al 25 Novembre 1988, quando nella parte bassa del versante meridionale del cono del 1984 si formava una nuova bocca, dalla quale fuoriuscivano emissioni di vapore bianco e cenere rossiccia. La debole attività stromboliana continua intensificandosi l’ultimo di Novembre, quando ormai le scorie saldate avevano formato un unico cono con due bocche. Il neonato Cratere di sudest stava assumendo una forma più regolare, mentre la parte meridionale del cono del 1984 scivolava all’interno della nuova bocca.
La crescita del cono a due bocche continuava e si andava sovrapponendo al cono del 1984. L’attività stromboliana cessava il 14 Febbraio 1989 e a questa si succedeva un’emissione di soli vapori. L’8 Marzo del 1989 riprendeva l’attività stromboliana da una delle due bocche del Cratere di sudest, mentre dall’altra si registravano solo getti di gas. Poiché le bombe e le scorie non superavano mai l’orlo craterico, l’attività rimaneva concentrata nell’area craterica, ma dal 15 Aprile dall’orlo meridionale del cratere fuoriusciva un piccolo flusso lavico.
L’attività del Cratere di sudest riguardante il periodo compreso tra Settembre e Ottobre 1989, era caratterizzata da enormi fontane di lava e da flussi di lava uscenti dall’orlo del cratere, che si verificavano a distanza di poche ore. A partire dall’11 Settembre sino al 27 Settembre del 1989 si registravano 16 episodi di fontanamento che arrivavano fino ad 800 metri di altezza dall’orlo craterico del Cratere di sudest. Possono distinguersi 6 fontane (dall’11 al 13), che si ripetevano circa ogni 680 minuti con un intervallo tra due episodi consecutivi di 11.5 ore, e 9 fontane di lava (dal 22 al 27) con un periodo di riposo meno regolare (E.Privitera, T.Sgroi, S.Gresta; 2001). Ci furono anche occasionali fuoriuscite di flussi lavici dallo stesso cratere.
Si formavano due fratture, una eruttiva N60°E propagatasi rapidamente e l’altra non eruttiva N140°E lunga 7 km e arrivata sino a quota 1.500 m.s.l.m con una velocità stimata 1 km/giorno. Il 3-4 Ottobre si registrava, sempre al Cratere di sudest, un’intensa attività esplosiva con emissione di cenere che si trasformava in attività stromboliana il 6 Ottobre fino alla fine dell’eruzione giorno 9 Ottobre. Il volume di lava emessa era stimato pari a 40 x 106m3.

Da notare che per tutto il periodo dell’eruzione, quindi dall’11 Settembre al 9 ottobre, le altre bocche terminali non manifestavano particolari attività se non sporadiche emissioni gassose ed emissioni di cenere. L’attività del Cratere di sudest per il restante 1989 rimaneva pressoché costante con una attività stromboliana che cresceva in continuazione sino alla violenta esplosione del 5 Gennaio del 1990 alle ore 01:00 (ora locale). Questa fu considerata la più violenta degli ultimi due secoli, per quanto riguarda l’area coinvolta da ricaduta di piroclastiti ed il volume di materiale emesso (volume totale di lava 2.7 X 106 m3; area ricoperta 0.9 Km3; volume piroclastiti 15 X 106 m3 (Carveni P. et al., 1994)). Tale evento veniva accompagnato da un leggero flusso lavico, la cenere emessa ricopriva una vasta area, la zona sommitale veniva ricoperta per uno spessore di tre metri di scorie e la cima del Cratere di sudest veniva ricoperta da lapilli saldati. L’evento si esaurì alle ore 09:30 della stessa mattina.

Tra Gennaio e Febbraio 1990 si contavano altri tre eventi parossistici al Cratere di sudest. Il secondo evento avvenuto il 12 Gennaio dalle ore 04:30 alle 14:30 e accompagnato sempre da una debole fuoriuscita di lava diretta in direzione SSE, provocava l’otturazione del cratere mediante la ricaduta di materiale all’interno del condotto.
Il terzo evento esplosivo si verificò il 15 Gennaio dalle ore 05:00 alle ore 13:00; stavolta vedeva una copiosa fuoriuscita di lava diretta ad Est che aveva percorso circa 2.5 Km, arrestandosi a quota 1.900 m.s.l.m. prima dei Monti Centenari. Un altro piccolo efflusso lavico usciva dalla base nordest del Cratere di sudest giungendo sino a quota 2.700 m.s.l.m. in direzione Est.
Dopo tale evento, riprendeva nuovamente l’attività stromboliana che aveva caratterizzato il Cratere di sudest prima di questi eventi parossistici.
Un aumento progressivo dell’attività stromboliana era stato registrato il 30 Gennaio, il quarto evento parossistico del Cratere di sudest. L’1 Febbraio dalle ore 19:30 alle 00:30, era caratterizzato da una forte attività stromboliana con fuoriuscita di flussi lavici in direzione Est, i quali andavano a ricoprire il flusso lavico del giorno15 Gennaio. Giorno 2 Febbraio si registrava solo una debole attività stromboliana formata da irregolari esplosioni. I prodotti di queste esplosioni ostruivano completamente il Cratere di sudest, durante questi episodi il cono di scorie del 1984 era stato completamente ricoperto. Dopo questa fase Il Cratere di sudest aveva raggiunto i 3.150 m.s.l.m., con un diametro dell’orlo craterico di 150 metri.
Un altro periodo di attività stromboliana è avvenuto tra il 27 Febbraio e il 2 Marzo.

Il Cratere di sudest per tutto il 1990 veniva caratterizzato soltanto da attività di degassazione. Nel Gennaio del 1991 l’attività riprendeva da una bocca all’interno del Cratere di sudest, la quale formò un cono intracraterico alto circa 5 metri. L’attività terminava nel Febbraio dello stesso anno, successivamente il cono intracraterico veniva ricoperto da crolli delle pareti interne del cratere.

Una nuova fase eruttiva si ebbe tra Giugno e Dicembre del 1991; successivamente il Cratere di sudest manifestava solo una costante attività fumarolica.
Il 14 Dicembre 1991 iniziava uno dei maggiori eventi eruttivi del Monte Etna, con l’apertura di un sistema di fratture disposte lungo la direzione N155°E. Esse si estendevano dall’orlo del Cratere di nordest verso la parete meridionale della Valle del Bove, attraversando il fianco orientale del cono del Cratere di sudest. Qui si originava una rapida successione di attività di fontane di lava, e fuoriuscivano dei piccoli flussi lavici che si dirigevano verso la Valle del Bove; contrariamente nella frattura tra quota 2.200 e 2.400 m.s.l.m. si avevano delle emissioni laviche con un alto tasso effusivo (30 m3/s).
Il Cratere di sudest riprendeva la sua attività nel Novembre del 1996, con attività eruttiva di tipo stromboliano. Il 19 Luglio 1997 si verificava un trabocco di lava la quale scorreva lungo i fianchi esterni del cono meridionale e orientale; dall’estate del 1997 questa attività stromboliana fu osservata anche alla Bocca Nuova.

 

etna 1989
Distribuzione attività eruttive 1989, 1990, 1991-93, a tratti è indicata la frattura del 1989
(Tratto da S.Tonarini, P.Armienti, M.D’Orazio, F.Innocenti, M.Pompilio, R.Petrini)

Da Giugno 1998 sino a Febbraio del 1999 avveniva un incremento di attività nelle tre bocche sommitali (NEC, BN, VOR), dove si intensificavano le esplosioni stromboliane e i flussi intracraterici (Bocca Nuova e  Voragine), rimanendo regolare anche dopo l’eruzione subpliniana del 22 Luglio del 1998.
Il 15 Settembre del 1998 alle 02:30, dopo 6 settimane di pausa riprendeva l’attività eruttiva al Cratere di sudest con violente esplosioni. Tale attività era caratterizzata da lancio di brandelli di lava, emissioni di gas e cenere e violenti boati.
Alle 08:26 avveniva un’altra esplosione di entità inferiore, e tra le 09.28 e 09.36 si udivano altre 5 esplosioni. La situazione perdurava tutto il pomeriggio, causando ricaduta di cenere sulle aree abitate del versante orientale.
Durante questo evento il cratere intracono del Cratere di sudest, che si era costruito dal 1996, veniva quasi completamente distrutto dalla violenza delle esplosioni .
Il 17 Settembre veniva registrato dall’osservatorio di Acireale un incremento dell’attività sismica. L’attività eruttiva al Cratere di sudest era caratterizzata da lanci di bombe di dimensioni metriche. Giorno 18 Settembre rimaneva una ritmica attività stromboliana accompagnata da flussi lavici.
Il 19 Settembre l’attività esplosiva di tipo stromboliano era di entità inferiore rispetto ai precedenti giorni, nelle due bocche all’interno del cratere si stava formando un piccolo cono.(sito web curato da Boris Behncke) Si era osservata anche un’effusione in direzione Valle del Leone alimentata da una bocca sul fianco del cono del Cratere di sudest. Questa era simile a quella del Novembre 1996 e Luglio 1998.
Il 25 Settembre riprendeva al Cratere di sudest una vigorosa attività stromboliana accompagnata da una colata sul fianco nord-orientale.
La vigorosa attività del Cratere di sudest riprendeva il 30 Settembre, il nuovo cono intracraterico raggiungeva un’altezza che non aveva mai raggiunto finora e andava a ricoprire i resti del precedente, che era stato distrutto dall’esplosione avvenuta giorno 15 Settembre.
Il 5 Ottobre le esplosioni stromboliane avvenivano incessantemente, lanciando bombe a più di 200 m dalla bocca. Un piccolo conetto alto pochi metri era cresciuto attorno a questa bocca e fu distrutto dalle esplosioni stromboliane più forti avvenute intorno alle ore 13.00 (ora locale). La bocca attiva era larga circa 10 metri, con un piccolo accumulo di materiale piroclastico attorno. Era rimasta intensa l’attività stromboliana nella sera di giorno 5, una colata di lava scendeva lungo il versante orientale del Cratere di sudest raggiungendo una lunghezza di circa 1 km.

L’attività del giorno 6 Ottobre era più debole, andando ad aumentare di intensità verso la sera. (comunicato da Jurg Alean sul sito web curato da Boris Behncke) La parte interna della parte sommitale del cono intracratere era collassata e si era formata una struttura a forma di duomo sull’orlo Est e Sud, dove vi erano numerose fratture incandescenti. Nei giorni 11-12 Ottobre 1998 si verificava il settimo evento esplosivo dal giorno del risveglio del Cratere di sudest.
 

web cam iiv 1998
Immagini dalle telecamere di sorveglianza (IIV)

 

Si estendeva una colata lunga circa 1 km, simile a quella dell’episodio precedente avvenuto 6 giorni prima.  Nel pomeriggio di giorno 16 Ottobre (comunicato da Marco Fulle sul sito web curato da Boris Behncke) si era avuta emissione di gas ad alta pressione senza emissione di piroclastiti.
L’attività stromboliana iniziava in serata e continuava sino alla sera del giorno seguente con fontane di lava, e formazione di una colata di lava costituendo così l’ottavo episodio. Nella notte tra il 17 e il 18 il cono intracraterico si era fratturato nel suo lato a Sud e della lava fuoriusciva dalla frattura colando nel lato sud del cono del Cratere di sudest (comunicato da Giovanni Sturiale sul sito web curato da Boris Behncke). L’attività esplosiva, con fontane alte centinaia di metri si esauriva nell’arco di 9 ore, la colata avanzava in cinque lobi verso la base del cono stesso, mentre altre colate si riversarono in basso verso i lati orientale ed occidentale del cono stesso.
Esattamente una settimana dopo il precedente, si manifestava il nono episodio eruttivo (sera del 24 Ottobre)  (sito web curato da Boris Behncke). Anche questo evento era stato preceduto 24 ore prima da una debole attività stromboliana, che causava delle variazioni laterali del cono intracraterico.Nella mattinata di giorno 1 Novembre si verificava il decimo episodio eruttivo, preceduto da una debole attività stromboliana e da attività sismica. La lava iniziava a fuoriuscire dal fianco meridionale del cono, verso la mezzanotte, senza nessuna attività esplosiva, e dopo un’ora iniziavano ad innalzarsi piccole fontane di lava. Questa attività durava sino alle 04:30, dopo di che alle 05:00 si raggiungeva la fase di massima intensità durata circa due ore con fontane di lava continue alte centinaia di metri. Nel frattempo due colate si fermavano a circa 600 metri più a Nord rispetto il rifugio Torre del Filosofo ( 2.920 m.s.l.m.).

 

Durante questi episodi eruttivi era cresciuto il cono intracraterico, che adesso andava ad occupare quasi tutta la precedente depressione del Cratere di sudest.
La sera del 6 Novembre, dopo cinque giorni di riposo dall’ultimo episodio eruttivo, si manifestava un’ attività stromboliana intermittente, e l’undicesimo evento eruttivo si manifestò dopo 20 ore. Alle 11:00 si verificavano violente fontane dal Cratere sommitale del cono intracraterico (principalmente da una bocca a nordest), seguite da fuoriuscita di lava dal fianco meridionale del cono.

Risalita della colonna eruttiva nella mattinata del 18/01/1999 (Foto: G. Sturiale)

 

Il 18 Novembre, dopo 11 giorni di riposo rispetto al precedente, iniziava il 12° evento. Questo episodio era simile ai precedenti ma era stata rilevata una maggiore presenza di cenere.

Il 13° episodio avviene anch’esso dopo 11 giorni, sempre con le stesse modalità, mentre il 14° episodio avveniva dopo quattordici giorni, nella notte tra il 13 ed il 14 Dicembre 1998. La prima fase iniziava circa 24 ore prima con attività stromboliana, trasformandosi poi in fontana di lava.
Dopo l’episodio del 14 Dicembre, si sono avuti altri episodi eruttivi il 15-16-17-18-29 Dicembre e il 5-9-10-13 Gennaio, per un totale di 18 episodi.
L’attività, avvenuta durante questi eventi, aveva determinato un’ulteriore crescita del cono del Cratere di sudest, facendogli assumere una forma più regolare, e la sua altezza maggiore in questo periodo è di circa 3.250 m.s.l.m. , rispetto all’altezza pre-1997 che era di 3.185 m.s.l.m.(Boris Behncke et al., 2006).
Il 18 Gennaio si verificava il 19° episodio eruttivo, sempre con le stesse modalità costituite da una precedente attività stromboliana con debole attività effusiva che incrementava ad attività di fontane di lava; queste culminanavano con la formazione di una nube eruttiva.

Nella foto a sinistra sono illustrati gli Hornitos alla base del Cratere di sudest e la frattura che si è formata durante l’episodio eruttivo del 4 Febbraio 1999 a destra un particolare della parte alta della frattura. (19/09/99)

 

Il 20 Gennaio dopo 2 giorni e 4 ore si verificava il 20° episodio eruttivo del Cratere di sudest e i tempi tra un episodio iniziavano a diminuire. Alle 06.30 circa del 23 Gennaio accadeva il 21° episodio, che vide la formazione di una colonna eruttiva alta diversi km al di sopra dei crateri sommitali a causa dell’assenza di vento. Questa colonna veniva poi leggermente guidata verso Sud-Est, causando la ricaduta di cenere su Catania ed altri paesi del settore Sud-Est del vulcano. Il 4 Febbraio del 1999 alle 15:35 sino alle 16:05 GMT si ebbe il 22° episodio eruttivo, durante il quale si apriva una frattura lungo il fianco Sud-Est del Cratere di sudest da dove si innalzavano fontane di lava. Si formava una nube densa di ceneri e scorie juvenili alta circa 9 Km, e la fessura alimentava flussi di lava formando dei campi di lava che ricoprivano la parte superiore Ovest delle pareti della Valle del Bove.

L’eruzione del 1999 aveva prodotto due campi di lava. Il primo era stato attivo per tutto il periodo dell’eruzione dal 4 Febbraio al 10 Novembre, dirigendosi verso Est dalla base del Cratere di sudest. Questo era caratterizzato per la maggior parte da lava “aa”, poi da lava “pahoehoe” e complesse reti di tunnel lavici (versante orientale).
A Settembre del 1999 il campo di lava era lungo circa 2.5 km, con un volume stimato di 11 x 106 m3

Alla fine del mese di Giugno ai crateri sommitali questa eruzione cambiava stile eruttivo, passando da attività effusiva ad una ripresa dell’attività stromboliana. L’attività esplosiva durante questo periodo eruttivo andava aumentando gradualmente sino a quando ebbe luogo l’evento parossistico del 4 Settembre 1999 che coinvolgeva sia la Bocca Nuova che la Voragine, e che in maniera minore si estendeva sino al Cratere di sudest. Dopo questo episodio si verificavano altri eventi di intensa attività stromboliana al Cratere di sudest, che avvenivano nel periodo compreso tra Ottobre e Novembre del 1999 ed erano accompagnati da parziali crolli. Il 4 Settembre del 1999 si apriva una fessura nel fianco orientale del cono del Cratere di sudest, dalla quale fuoriusciva un flusso lavico;alle ore 18:00 si osservava un graduale aumento dell’attività stromboliana alla Bocca Nuova e alla Voragine, che generava una colonna eruttiva sostenuta alta circa 1-2 km dall’orlo craterico.(Behncke et. al. 1999).

Cratere di sudest 04/02/1999
La sequenza di fotogrammi acquisiti durante l’evento eruttivo del 04 Febbraio 1999 dalle Telecamere dell’IIV mettono in evidenza la formazione di una frattura lungo il versante Sud del Cratere di sudest la quale si apre dalla sommità sino alla base dello stesso.

 

Il secondo campo di lava si era formato nel periodo compreso tra il 17 Ottobre e il 5 Novembre, a causa dei trabocchi di lava dall’orlo Ovest della Bocca Nuova. Da qui fino alla fine dell’eruzione si manifestava un’intensa attività stromboliana all’interno della Bocca Nuova, accompagnata da flussi lavici ricchi in gas che provenivano dalla base del cono del Cratere di sudest formando degli hornitos. Il 4 Febbraio collassarono sia l’orlo meridionale che il fianco del Cratere di sudest, a causa della fessura che si era aperta alla base orientale del cono. La formazione di nuove bocche alla base del cono del Cratere di sudest coincideva con i maggiori crolli, che davano luogo a depositi composti da blocchi regolari e sub rotondi con diametro < 2 m e molti dei quali erano anche rivestiti da lava fresca. Vi era inoltre un campo largo 100 metri caratterizzato da fratture e crepacci formati alla base Sud-Est del cono del Cratere di sudest nella zona compresa tra i tre piccoli hornitos formati dall’attività esplosiva del 4 Febbraio e la fessura del 4 Settembre 1999. Le fratture alla base meridionale del cono di sudest erano larghe da 10 a 20 cm, con orientazione Est-Ovest.

Il Cratere di sudest si trova in corrispondenza dell’intersezione dei due sistemi di frattura più attivi dell’Etna degli ultimi 50 anni. Il fatto che le fratture eruttive si siano aperte su entrambi i versanti del Cratere di sudest, in stretta corrispondenza con i due principali sistemi di fratture che si estendono verso Nord-Est e Sud-Est, potrebbe indicare che dopo un periodo abbastanza inusuale di stabilità, questa area è divenuta più instabile. L’evento del 4 Febbraio 1999 riapriva la parte alta del sistema di fratture generatesi durante gli eventi eruttivi del 1989 e del 1991-93. Durante i primi di Ottobre del 1999, la Bocca Nuova e la Voragine furono caratterizzate da intensa attività stromboliana. Nella giornata del 17 Ottobre collassava l’orlo Ovest della Bocca Nuova.

Il 25 Ottobre intorno alle ore 13:00 si verificava un fenomeno abbastanza raro per l’Etna. Infatti, sul fianco occidentale della Bocca Nuova, la crescita di un duomo generava un flusso piroclastico, e successivamente una serie di flussi lavici interessavano il versante occidentale dell’Etna nei giorni 27 e 28 Ottobre ricoprendo i campi lavici degli eventi precedenti.
Il flusso lavico di giorno 27 Ottobre si estendeva a circa 4 km dalla bocca. L’attività effusiva alla Bocca Nuova diminuiva progressivamente, esaurendosi il 3 Novembre 1999; diminuiva anche l’effusione nella fessura E-W posta alla base orientale del cono del Cratere di sudest. L’eruzione finì il 14 Novembre 1999. 

Si può dire che, la ripresa delle attività del cratere dal mese di Novembre 1996 in poi, in un certo modo era il segno premonitore dell’eruzione avvenuta poi nel 2000. Nel periodo compreso tra il 26 Gennaio e Agosto 2000, si ebbero 66 brevi episodi di fontane di lava. Questi eventi costituivano uno stile unico e che non si era mai manifestato nella conosciuta storia eruttiva del Monte Etna.
L’attività eruttiva del 2000 ha visto la crescita di 40 m del Cratere di sudest e la formazione di due fratture radiali e di tagli sui suoi fianchi meridionale e settentrionale.

La dinamica di questi episodi parossistici si può dividere nelle seguenti fasi:

  1. emissione di lava dalle bocche o dalle fessure con una debole attività stromboliana in crescita
  2. evoluzione in fontane di lava che superano gli 800 metri di altezza, con durata che varia dai 10 minuti a 60 minuti con succesiva formazione di colonne sostenute composte da cenere, lapilli, gas che risalgono per un altezza di circa 1-2 km spostandosi in base alla prevalenza dei venti e ricadendo sui versanti etnei;
  3. nuova attività stromboliana fino ad esaurimento.

 

Negli eventi eruttivi di Marzo, il principale protagonista è stato il sudestino, una bocca con un diametro di circa 10 metri localizzata alla base sudorientale del Cratere di sudest. Da qui venivano prodotti flussi lavici molto fluidi e fontane di lava, mentre la sommità del Cratere di sudest era caratterizzata da una debole espulsione di cenere al culmine di attività di fontanamento.
Dal 22 Marzo invece l’attività era localizzata alla bocca sommitale del Cratere di sudest, durante questo periodo il sudestino è stato protagonista dell’episodio eruttivo del 16 Aprile. L’attività eruttiva del Cratere di sudest continuava con vari episodi sino agli ultimi due, avvenuti giorno 28 e 29 Agosto 2000.

Per i precedenti episodi si rimanda a lavori di cui in bibliografia.