Inquadramento morfologico strutturale del Vulcano Etna

 

Il Monte Etna è un vulcano composito formatosi nel Quaternario e  caratterizzato da un magmatismo Na-Alcalino. Con un’altezza di 3314 m.s.l.m. (J.B.Murray,2002) ma che varia in funzione della sua attività eruttiva, l’Etna è uno dei più attivi vulcani al mondo e il più alto d’Europa. 
Estendendosi di 47 km da Nord a Sud e 38 km da Est a Ovest, ricopre una superficie di circa 1.200 km2 con un perimetro di circa 135 km.
Localizzato nel settore orientale della Sicilia (latitudine 37°45’N; longitudine: 15°00’E riferita al Cratere Centrale), Il Monte Etna da un punto di vista geologico giace ai bordi di due placche convergenti, la Placca Europea e la Placca Africana (Barberi et al.,1974), e sulla parte antecedente la parte anteriore del Maghrebian Trust belt, costituita dalla successione argillosa medio pleistocenica (Wezel, 1967), depositata sul margine fessurato del Blocco Pelagico e contaminato da diversi livelli di lave basaltiche a pillow e ialoclastiti che datano 500 - 250 Ma (Gillot et al., 1994).
Nel settore sud-orientale siciliano sono presenti tre domini strutturali principali: l’Appeninico Magrebide, l’Avanfossa Catania-Gela e l’Avampaese Ibleo.
La catena Appeninico Maghrebide rappresenta la connessione tra l’Appennino e le catene montuose del Nord-Africa; è costituita da una serie di coltri di ricoprimento rappresentate da unità stratigrafico-strutturali ricollegabili a differenti aree paleogeografiche.
L’Avanfossa Catania-Gela rappresenta la porzione più esterna della Fossa di Caltanissetta ed è allungata in direzione NE-SW. A Sud-Est essa confina con il Plateau Ibleo.
L’Avampaese Ibleo è costituito da una coltre di sedimenti riferibili al periodo Triassico-Quaternario dove predominano i depositi carbonatici intercalati a prodotti di manifestazioni vulcaniche di tipo basico. Tali unità hanno subito delle fasi deformative di tipo compressivo dall’Eocene al Quaternario spostando la deformazione da Nord verso Sud (Lentini, 1982).
Da studi geofisici dei profili sismici si è realizzato un profilo bidimensionale della crosta sottostante il Monte Etna (Cristofolini et al., 1979), secondo il quale l’Avampaese Ibleo immerge al di sotto della Catena Settentrionale con un angolo di 7°-8°. Tale superficie di separazione dovrebbe essere collocata ad una profondità di 30-40 Km al di sotto del Cratere Centrale. Si deduce che l’Etna si trova collocato in un contesto geodinamico compressivo ove la posizione dello stesso vulcano ed il suo magmatismo di tipo basico sarebbe inappropriato. Tuttavia un’interpretazione di questo tipo di vulcanismo, dove si sono sovrapposte discontinuità tettoniche di tipo distensivo, le quali a loro volta sono legate ai recenti sollevamenti dell’area etnea (Lo Giudice et al., 1982), rappresentano l’espressione di una tettonica di tipo tensile che contrassegna il contatto tra la placca Europea  e quella Africana (Barberi et al., 1974).
 

Schema Geodinamico dell’area etnea (modificato dopo Lentini, 1982)
Schema Geodinamico dell’area etnea (modificato dopo Lentini, 1982)

Collegando le faglie del fianco orientale dell’Etna a quelle del bordo occidentale della Calabria ed alcune faglie del Quaternario a Sud-Est del Mar Tirreno, Monaco et al. (1997), hanno definito l’esistenza di una vasta zona sottoposta ad un’estensione generale N100°E. L’ Etna dunque giace in un contesto generale estensionale. Il Monte Etna è interessato dal punto di vista strutturale da alcune importanti direttrici a carattere regionale. La direttrice tettonica più importante è la NNW - SSE (TFS, che è considerata come il prolungamento della Scarpata Ibleo maltese.Altre faglie si trovano localizzate sul versante Sud e Sud-Est dell’Etna come quella di Nicolosi, Mascalucia, Fiondaco e Treccastagni (NF, MF, FF,TRF), le quali non sempre possono essere rappresentate da espressioni superficiali ma sicuramente da fenomeni sismici poco profondi o da creep asismici (Azzarro, 1999; Froger et al., 2001).
Nella parte a Nord-Est, esiste il trend circa Est-Ovest della faglia Pernicana (PF) (Rust and Neri, 1996; Rasà et al.,1996; Azzarro, 1999); verso Ovest questa faglia si unisce al rift di NE e giace in una delle aree più attive del vulcano (Neri et al., 1991) insieme al rift di SE ed al rift NS i quali caratterizzano la parte alta del vulcano.
Il vulcano Etna è stato interessato da diversi tipi di attività nei differenti centri eruttivi, i quali vengono raggruppati in quattro maggiori unità vulcano-stratigrafiche (Romano, 1982; Cristofolini et al., 1991; Gillot et al., 1994) denominate: Centri Alcalini Antichi (180-100 Ka), Trifoglietto (80-60Ka), Mongibello Antico (35-14 Ka) e Mongibello Recente (14Ka sino ad ora).

I Centri Alcalini Antichi rappresentano lo scheletro vulcanico, la base primaria sulla quale si andrà a costruire l’edificio vulcanico. Questi rappresentano quindi i primi prodotti emessi, che sono stati riconosciuti a partire dal 1966 nella zona meridionale del vulcano tra Adrano e Biancavilla e ad Acicastello e Acitrezza. Si tratta di sottili livelli di thoeleiitici basali che emessi in parte in ambiente sottomarino e con caratteristiche molto simili ai prodotti di isole vulcaniche oceaniche come le Hawaii.
Cessata questo tipo di attività più esplosiva,  evidenziata dalla presenza di tufi e magmi più alcalini inizia un'attività caratterizzata da magmi composizionalmente differenti.
Calanna ed il Trifoglietto I fanno parte dei Centri Alcalini Antichi costituiti da vulcaniti appartenenti alla serie degli alcalibasalti.
Le varie direttrici tettoniche nel tempo, hanno influenzato la disposizione dei centri eruttivi che hanno spostato il loro asse da Sud-Est verso Nord-Ovest (Romano et al., 1975). All’Unità del Trifoglietto sono attribuibili i prodotti che affiorano nella Valle del Bove e a questa unità quindi appartengono il:

  • Trifoglietto II, i cui prodotti affiorano a Sud e Ovest della Valle del Bove sino a 2.100 m.s.l.m. e a Nord si spingono sino a serra Giannicola Grande.
  • Centro Vavalaci, i suoi prodotti sono sovrapposti in discordanza sulle vulcaniti del Trifoglietto II, i maggiori affioramenti sono localizzati a Sud-Ovest della Valle del Bove e sulla Schiena dell’Asino, con uno spessore massimo a Serra Vavalaci.
  • Centro Cuvigghiuni discordanti sui prodotti del Vavalaci ed affioranti nella parte alta della parete Ovest della Valle del Bove con spessori massimi tra i Canaloni della Montagnola (cratere del 1763) e di Cuvigghiuni tra quota 2.450 e 2.550 m.s.l.m.
  • Centro di Volta del Girolamo,  i cui  prodotti appartenenti a questo centro sembrerebbero quelli affioranti sul lato occidentale della Montagnola tra 2.100 e 2.580 m.s.l.m. Un importante affioramento che testimonia lo smantellamento dei Centri eruttivi del Trifoglietto, nell’area della Valle del Bove, è costituito dal “Chiancone”. Si tratta di depositi alluvionali più o meno cementati di materiale vulcanico, di varie granulometrie e litologicamente eterogenei, immersi in una matrice sabbiosa.

Il Centro dell’ Unità del Mongibello Antico è costituito essenzialmente dall’Ellitico,  in quale affiora principalmente nella zona di Punta Lucia e Pizzi Deneri.
Dopo un periodo di quiete, durato circa 2-300 anni, (Kieffer, 1975, 1979) all’interno dell’Ellitico l'attività riprese seguendo  un asse eruttivo spostato in direzione OSO, andando cosi a costituire il Mongibello Recente.
L’evoluzione di tale edificio si svolge in due fasi separate da un collasso evidenziato morfologicamente tutt’oggi dal “Cratere del Piano” quota 3.000 m.s.l.m. 
Attualmente il Vulcano Etna (Mongibello Recente) è costituito da quattro crateri attivi: 

  • la Voragine la quale si è formata alla fine dell’eruzione del 1956;
  • il Cratere di nordest, che si è formato con un collasso sul fianco del cono centrale nel Maggio del 1911 (Ponte, 1923) e dal 1955 attraverso l’attività stromboliana  che formò via via  un cono di scorie che nel 1981 raggiungeva la quota di 3.350 m.s.l.m.;
  • la Bocca Nuova, formatasi nel 1968 e che nasce come una bocca con un diametro di pochi metri che si allargò nell’inverno 1969-70. A ciò seguì ulteriore collasso attorno, raggiungendo un diametro di un centinaio di metri;
  • il Cratere di sudest, il più giovane,  formatosi durante l’eruzione del 1971. All’inizio rappresentato da un pit crater e dal 1978 inizia a crearsi il suo cono. 
    L’analisi a lungo termine del comportamento eruttivo dell’attuale Etna ha fatto rilevare la possibile esistenza di due diferenti tipologie di cicli eruttivi (Behncke e Neri, 2003),  uno a breve-termine il quale si estende per parecchi decenni e un lungo-termine che si estende per parecchi secoli. L’eruzione del 1991-93, una delle eruzioni più voluminose conosciute nella storia del Vulcano Etna, segna l’inizio di un nuovo ciclo eruttivo e la fine di un ciclo eruttivo che era iniziato con l’eruzione del 1950-51 (Behncke e Neri, 2003).
faglie
Principali strutture tettoniche del Monte Etrna: PF: Faglia Pernicana , RPN: Ripa della Naca, PDF:Faglia Piedimonte, TFS: Sistema FaglieTimpa, RF: Faglia Ragalna
profili etna
Profili Monte Etna